Sulle pendici del Monte di S. Eremo, grazie ad un’attività millenaria delle acque, si sono formati lungo le pareti rocciose dei profondi antri di suggestiva bellezza. L’erosione ha scavato naturalmente la pietra dando vita alla grotta dedicata al culto di S. Michele Arcangelo, inserita dal Word Monument Funds in una classifica dei 100 siti più significativi al mondo da tutelare e salvaguardare. L’interno è lavorato proprio come se fosse una struttura architettonica con sei cappelle. Le pareti sono decorate con pitture murali dei monaci orientali in pellegrinaggio da Gerusalemme intorno al IX sec., realizzata da una raffinata tecnica di lavorazione bizantina, resa ancor più difficile per la ridotta luce, la superficie non omogenea e l’umidità. Nascosto tra i massi, un prolungamento della grotta conduce nell’antro di Nardantuono, chiamato ‘brigante’, perché luogo scelto dai briganti per le loro fughe durante il Risorgimento. Qui lo spazio si presenta ampio e in alcuni tratti angusto, con stalattiti e stalagmiti che riempiono l’ambiente. Debolmente si intravede una luce cerulea, che dirige attraverso tre archi su un ampia sala divisa in due da uno sperone roccioso. Ed è luce, all’orizzonte il panorama di Eboli abbraccia lo sguardo del visitatore.
